Il referendum rispecchia sempre la volontà del popolo?

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Il referendum rispecchia sempre la volontà del popolo?

Messaggio Da Pietro Muni il Mer Giu 29, 2011 8:11 pm

Se vogliamo capire perché il r. non garantisce necessariamente la reale volontà popolare, ripercorriamo il normale iter di un ipotetico referendum sul federalismo.

Il punto di partenza è la raccolta di 500 mila firme di cittadini o la richiesta da parte di cinque Consigli regionali in merito alla questione che si vuole sottoporre al giudizio degli elettori. Fatto ciò, la Corte Costituzionale valuta la conformità di quella questione alle norme di legge e, se l’esito è positivo, si dà inizio alla fase operativa, che si concluderà col voto. Un r. viene considerato valido quando votano più del 50% degli aventi diritto e nullo in caso contrario.

Chi può raccogliere le 500 mila firme necessarie? Non certo il cittadino comune: per farlo occorrono risorse adeguate e un apparato organizzativo all’altezza, che il cittadino comune non ha. Possono raccogliere le firme, dunque, solo i gruppi istituzionali (per es. un sindacato o un partito), le grandi aziende private (per es., un giornale) o qualche personaggio particolarmente facoltoso e influente (per es., Luca Cordero di Montezemolo), non certo i semplici cittadini. Occorre, dunque, fare una netta distinzione fra i promotori formali del r., che sono i 500 mila sottoscrittori, e i promotori veri, che, almeno in questa prima fase, sono gruppi organizzati e personaggi potenti.

C’è un’altra questione: chi mi garantisce che i 500 mila firmatari conoscano bene l’oggetto per cui hanno firmato, nel nostro caso i vantaggi e gli svantaggi del federalismo? Molti potrebbero non sapere precisamente per che cosa hanno firmato o potrebbero aver firmato solo sulla fiducia nei confronti del promotore o perché attratti da messaggi propagandistici o per altre futili ragioni. Al limite, potrebbe accadere che un promotore privato compri le firme, offrendo, ad esempio, cento euro a ciascun sottoscrittore: gli basterebbero 50 milioni di euro, una cifra abbordabile per un grande imprenditore o una grande azienda!

Immaginiamo che le firme necessarie siano state raccolte e sia stato superato l’esame della Corte Costituzionale. Si passa ora alla terza tappa dell’iter, quella del voto, che è preceduta da una fase preparatoria, nella quale, solitamente, si costituiscono due fazioni (una favorevole, l’altra contraria), che si organizzano e danno il via ad una serie di iniziative (articoli sugli organi di stampa, conferenze, dibattiti, servizi radiofonici e televisivi, volantini, manifesti murari, propagande di ogni genere). Ancora una volta, è utile ribadirlo, protagonista non è il cittadino comune, che solitamente non dispone dei mezzi necessari per far sentire la propria voce, né ha la facoltà di accedere ai mass media e nemmeno è in grado di svolgere un ruolo significativo al fine di orientare l’opinione della gente. Anche in questa fase, i protagonisti del r. sono una minoranza elitaria.

Giunge infine il giorno del voto. È probabile che una metà degli elettori preferiscano andare al mare o ai monti, o si nascondano dietro qualche impegno, come per crearsi un alibi e sottrarsi impunemente all’insopportabile peso delle proprie responsabilità. Non avendo idee chiare e non sapendo da che parte stare, costoro scelgono di ignorare la consultazione. Poi potranno dire «io non c’ero», come per lavarsi le mani e liberarsi da qualsiasi senso di colpa. Poniamo che abbia votato il 50% + 1 degli aventi diritto. Verosimilmente, essi si sono fatta una qualche cultura sull’argomento in causa, leggendo giornali e riviste (di solito della propria corrente) e sviluppando le proprie idee alla scuola di opinionisti partigiani, oppure sotto l’influenza di discorsi di piazza, mentre pochissimi ne hanno una conoscenza tale da poter esprimere un’opinione personale veramente libera. È verosimile, dunque, che la maggior parte degli elettori non sappia che cosa sia di preciso il federalismo e voti sulla fiducia dei promotori oppure per semplice senso del dovere civico o in base a quanto ha sentito dire al bar o in TV, comunque in modo del tutto irresponsabile.

Ora, supponiamo che il 50% + 1 dei votanti (che corrisponde a circa il 26% degli aventi diritto al voto) si sia espresso a favore del federalismo. Si direbbe «il popolo vuole il federalismo» e si avvierebbero le procedure necessarie per attuare la «volontà popolare». In realtà, nel nostro caso, non è vero che il «popolo» ha chiesto il federalismo. Infatti, il 74% degli aventi diritto al voto o ha ignorato la consultazione o ha votato contro, e solo il 26% ha votato a favore, molti dei quali senza avere idee chiare, indottrinati dai demagoghi o ipnotizzati dalla pubblicità. Se andiamo a vedere bene, scopriamo che, sempre nel nostro caso, il federalismo è passato grazie alla ferma volontà di non più del 5-10% degli elettori e grazie all’iniziativa di uno o pochissimi personaggi potenti, che hanno fatto da traino. Il popolo (se per tale intendiamo il 100% dei cittadini) non c'entra.

In realtà, il r. è, anche se non sempre, uno strumento di cui si servono i poteri forti per darsi battaglia: i cittadini comuni sono semplici pedine e hanno un ruolo secondario.
Per essere veramente democratico il r. dovrebbe comportare:
1. Raccolta di un numero di firme accessibile al cittadino medio: diciamo, un centinaio.
2. Quorum assente o molto basso (per es. il 5%).
3. Il potere dei cittadini di varare la legge corrispondente all'esito referendario e di renderla esecutiva.

Ma questo nessuno lo chiede.

Pietro Muni

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Re: Il referendum rispecchia sempre la volontà del popolo?

Messaggio Da Bruno Aprile il Lun Mar 19, 2012 3:24 pm

In effetti la difficoltà va ricercata nelle legge attuativa del referendum ex. artt. 75 e 138 cost.
Imponendo l'autenticazione delle 500.000 firme da consegnarsi in soli tre mesi di tempo si è di fatto impedito ai 10 cittadini promotori di portare a termine l'impresa se i quesiti referendari toccano in particolar modo gli interessi della Casta.
Di proporre una modifica alla Legge 25 maggio 1970 n. 352 per rimuove non solo i limiti temporali e l'autenticazione delle firme richieste per indire referendum abrogativo, ma anche il sistema di raccolta, autenticazione e certificazione delle firme ... chi l'ha chiesto ?

L'unico alieno credo di esser stato io

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