La stangata del governo e la controproposta di un cittadino comune

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La stangata del governo e la controproposta di un cittadino comune

Messaggio Da Pietro Muni il Sab Ago 13, 2011 8:10 am

Le misure adottate dal governo per tamponare la crisi finanziaria e conseguire il pareggio di bilancio si possono riassumere in una sola parola: stangata.
Si tratta di tagli e imposte a più livelli: tagli del costo della politica con eliminazione di 54 mila poltrone, addizionali irpef e contributi di solidarietà per i redditi superiori a 90 mila €, che avranno l’effetto di sottrarre risorse alle famiglie e far affluire denaro nelle disastrate casse dello Stato.
Gli effetti della manovra sono largamente prevedibili:
- Le famiglie ridurranno i consumi
- Ci saranno ricadute negative sul settore produttivo e sull’occupazione
- Il paese sarà più povero
- C’è il fondato timore di un massiccio trasferimento di capitali all’estero, in luoghi, come la Svizzera, ritenuti più sicuri.
- Il pareggio di bilancio non intaccherà il debito pubblico, che dovrebbe dunque rimanere fermo a 1900 miliardi di €, il 120% del Pil, e per il quale il nostro paese pagherà interessi sempre più alti via via che il rating andrà, come c’è da aspettarsi, abbassandosi.
Nessuna misura è prevista nei confronti dei beni patrimoniali e, nonostante l’abbassamento del limite delle transazioni tracciabili a 2500 €, è prevedibile che l’evasione fiscale non subirà significative flessioni, e così pure i reati di corruzione e concussione.
A queste condizioni lo scenario che si apre è quello della recessione e del rischio di fallimento dello Stato, come è già avvenuto in Grecia.
Ecco dove ci hanno portato i vari governi che si sono succeduti nel corso della nostra storia repubblicana: ci hanno fatto credere che era possibile vivere al di sopra delle nostre possibilità, indebitandoci fino al collo, e oggi ci troviamo alla resa dei conti.

A fronte del quadro testé descritto, vorrei presentare una mia controproposta, la controproposta di un cittadino comune, che si articola in 4 punti.
1. USO ESCLUSIVO DELLA MONETA ELETTRONICA
per contrastare efficacemente l’evasione fiscale (ma anche i reati di corruzione e concussione) e obbligare i cittadini ad un comportamento onesto e trasparente.
2. REDDITO MINIMO GARANTITO per:
- Estirpare il fenomeno della povertà e dare dignità a tutte le persone
- Ridurre il costo del lavoro e migliorare la competitività internazionale del nostro paese
- Aumentare il potere d’acquisto e i consumi delle famiglie
- Stimolare il sistema produttivo e incrementare l’occupazione.
3. AGGANGIARE LA PROPRIETA’ AL LAVORO E AI MERITI DELLA PERSONA E ABOLIRE LA TRASMISSIBILITA’ EREDITARIA DEI BENI
onde evitare il rischio di accumulo patologico di capitali con conseguenze nefaste per la democrazia.
4. ATTIVARE LE FORME DI DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA A LIVELLO LOCALE
in ottemperanza ai dettami dell’art. 5 della Cost. e dell’art. 8 della legge 267/2000. Sarebbe il modo migliore, a mio giudizio, di avviare il cammino verso la Democrazia Diretta e superare così gli evidenti limiti strutturali della Democrazia Rappresentativa.

Pietro Muni

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